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Nuova tassazione sulle rendite finanziarie

credit photo: Public Domain Photo

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Da tre anni, e più precisamente dal 2011, lo Stato ha carpito più volte dal risparmio degli Italiani il denaro necessario alla copertura delle esigenze di cassa e di fatto ha usato i soldi dei privati anzichè fondi pubblici.

Ma si sa….bisogna stare in Europa, non si può stampare denaro autonomamente e i cittadini sono obbligati a riempire buchi e a finanziare Bruxelles di tasca propria. :-(

 La nuova tassazione delle rendite finanziarie prevede dal primo luglio 2014 un’aliquota del 26% sui proventi derivanti da azioni, obbligazioni, fondi comuni e polizze varie.

 Per il momento restano esclusi i Buoni Postali, i Titoli del Debito Pubblico ( l’aliquota dovrebbe rimanere al 12,50% ), i conti di deposito e i conti correnti.

 I Titoli di Stato restano esclusi non certo per benevolenza verso i cittadini che finanziano le  casse statali, ma perchè gli investitori pretenderebbero redditi più alti in cambio dell’assunzione del rischio e i tassi dovrebbero, di conseguenza, adeguarsi al rialzo automaticamente.

 L’aumento della tassazione sfavorisce il mercato azionario e quello obbligazionario: a rimetterci saranno le già molto provate aziende e i loro lavoratori e, ancora una volta, gli italiani perderanno dal tappo e dalla spina. :-(

E questo dopo che la funesta Tobin Tax, poi rivelatasi un vero e proprio flop dal punto di vista del gettito per l’Erario, ha ridotto Piazza Affari alla stregua di un mercato rionale.

La tassazione delle rendite finanziarie passa così in brevissimo tempo dal 12,50%, all’attuale 20% e dal giorno 1 luglio al 26%.

 La cosa viene giustificata adducendo che nel resto di Europa le imposte sui redditi da capitale sono mediamente più alte, ma non si tiene conto del fatto che all’estero le perdite rientrano nel conteggio, cosa che non accade per i normali conti titoli amministrati e del fatto che le compensazioni sul capital gain avvengono solo entro 5 anni.

 Ma si tralascia di menzionare l‘imposta di bollo, vera e propria patrimoniale sul risparmio, e non sui redditi derivanti da esso, dei cittadini italiani: di riancaro in rincaro, quest’anno la tassa ha raggiunto l’aliquota dello 0,2%.

 Se alla tassazione delle rendite viene aggiunta l’imposta di bollo, ecco che il prelievo fiscale è ben superiore al 26% e, a conti fatti, sale al 36% circa.

 Facciamo un esempio.

Supponiamo di aver investito 100.000 euro in una obbligazione che rende il 2% annuo lordo: sui 2000 euro lordi ci sarà un prelievo di 520 euro sul rendimento e 200 euro d’imposta di bollo annua: si arriva a 720 euro su un guadagno di 2000 euro.

 Consideriamo anche che i tassi attualmente sono esigui e l‘inflazione c’è comunque.

 Non male, eh! :-(

 

 

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