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Investitori esteri calano in Italia

Putroppo negli ultimi giorni abbiamo assistito al calo in Italia di investitori esteri che, proprio nel corso della settimana passata, hanno rilevato due aziende eccellenti del Bel Paese : Loro Piana e Pernigotti.

Pernigotti è stata rilevata dalla società familiare turca Toksoz, con sede a Istanbul ,che, firmando l’accordo coi Fratelli Averna, ha già esperesso la volontà di delocalizzare la produzione della famosa azienda dolciaria all’estero, dove le condizioni fiscali, burocratiche e di costo del lavoro sono maggiormente favorevoli.

Non si tratta del primo gruppo turco che viene a comprarsi buone aziende italiane: già nell’anno 2012 una società, sempre con sede in Turchia, aveva acquisito il marchio e la società  Lumberjack.

Loro Piana, storica azienda di Borgosesia e vero gioiello del campo tessile e della moda italiana, è stata ceduta alla multinazionale francese Lvmh che già possiede Bulgari, Fendi, Louis Vuitton e che fa capo a Bernard Arnault, da tempo avvezzo a comprare italici gioielli.

Eclatante il caso di Parmalat, che una volta risanata, ha preso il volo verso lidi d’Oltralpe, rilevata da Lactalis a cui interessava la liquidità di cassa dell’azienza parmense per il risanamento della stessa  società francese acquisitrice.

Da notare che gli stranieri non rilevano aziende in Grecia, Portogallo e Spagna : no, loro sono interessati a portarci via le nostre tecnologie, il nostro know how, le nostre eccellenze produttive che hanno reso il ” made in Italy” famoso a livello mondiale.

Certamente gli investitori esteri non sono stupidi, sanno benissimo che fare azienda in Italia è praticamente impossibile e così pensano bene di acquisire le competenze delle sane attività produttive italiane e poi di delocalizzare dove conviene.

E luoghi dove produrre a condizioni migliori di quelle del nostro Paese ce ne sono a bizzeffe: resta solo l’imbarazzo della scelta.

Qui” fare impresa” è praticamente impossibile: costo del denaro proibitivo, tassazione folle, burocrazia asfissiante, iter della giustizia a passo di gambero, corruzione, mancanza di certezze e di direttive che abbiano un minimo di chiarezza.

E questo avviene coi nostri governanti e politici impegnati in ridicole querelle, a discutere futilissimi argomenti, a mettere infiniti  cappi al collo della moribonda realtà produttiva italiana e a stringerli sempre più.

Ottusi o in malafede? Forse tutte e due le cose, ma in Italia si sta assistendo passivamente alla desertificazione industriale, mentre a Roma e sui media si discute di….. oranghi.

In un prossimo post voglio elencare le eccellenze italiane in mani straniere: anche se ne nominerò solo alcune… c’è da mettersi le mani in quei pochi capelli ritti che non ci siamo ancora strappati del tutto 🙁

 

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